Spedizione esplorativa nell’Oceano Indiano

JBL Spedizione esplorativa 2018 nell’Oceano Indiano

A casa degli squali balena nel nord del Madagascar

L’Oceano Indiano, con i suoi 75 milioni di km2, è il terzo oceano per estensione, se non si contano l’Oceano Artico e quello Antartico. La sua biodiversità è superiore a quella dell’Atlantico e del Mar dei Caraibi, ma inferiore a quella del Pacifico. Al confine con l’Oceano Pacifico, nelle isole del sud-est asiatico, troviamo la più grande biodiversità di tutti gli oceani del pianeta! Mentre nell’emisfero nord è inverno, nell’emisfero a sud dell’equatore domina l’estate. È allora che si sviluppa il plancton e che i più grandi pesci marini, come lo squalo balena che raggiunge i 12 m di lunghezza, attraversano lo stretto tra il Madagascar e il continente africano. In realtà, per andare ad osservare gli squali balena, volevamo partire dalla costa del Mozambico, ma raggiungere Tofo in Mozambico ci avrebbe portato via troppo tempo. Abbiamo quindi optato per Nosy Be, sulla costa nord-occidentale del Madagascar, che è dotata anche di un aeroporto. Dalla Germania il viaggio ci ha condotto a Nosy Be, passando per l’isola di Maurizio e la Riunione.

La mattina seguente siamo usciti con due barche a motore in mare aperto. Per dire il vero, non proprio in mare aperto, ma in una zona collocata tra l’isola di Nosy Be e la costa del Madagascar, dove il mare è piuttosto calmo. Quanto più liscia è la superficie del mare, infatti, tanto maggiore è la probabilità di trovare squali balena. Abbiamo osservato la superficie marina con l’intento di individuare grandi assembramenti di uccelli. Non appena da qualche parte si trova del plancton in grandi quantità, arrivano piccoli pesci in banchi, il che attira uccelli marini e grandi pesci predatori come tonni e sgombri. Suppongo che gli squali balena percepiscano questo tumulto, poiché si precipitano sul posto per saziarsi; e le povere sardine finiscono tutte nello stomaco dei predatori. Anche le mante partecipano alla caccia al plancton.

Giganti pacifici: passa una manta

Il primo planctivoro non fu uno squalo balena ma una manta, la specie di razza più grande dei mari nostri.

Conduciamo le barche con quanta più prudenza possibile per arrivare sul posto e ci lasciamo scivolare nell’acqua. È allora che vediamo i giganti gentili. Il primo sguardo ci sembra quasi irreale. Abbiamo già visto centinaia di foto di squali balena, ma osservarli in diretta è un’esperienza travolgente. Senza fare alcun rumore si dirigono verso di me, virano leggermente per evitare la collisione e scompaiono nel blu profondo del mare.

Snorkeling con squali balena

Stiamo sedendo sul bordo della barca, vicino al motore fuoribordo e pronti per lo snorkeling. Non appena la barca si ferma slittiamo velocemente e con cautela nell'acqua per incontrare lo squalo balena.

Solo di rado lo squalo balena si sofferma e cerca la vicinanza dell’uomo. Ma quando accade, perlopiù con giocosi animali giovani, lo spettacolo è affascinante: gli snorkeler si dimenano sulla superficie dell’acqua e lo squalo balena ritorna sempre nuovamente da loro, prendendo contatto. Il gioco sembra divertire entrambi. Quando ne ha abbastanza, l’animale semplicemente se ne va. E anche se procede a bassa velocità, nessuno riesce a stargli dietro.

Il secondo giorno ci soffermiamo ancora per due ore dagli squali balena, prima di uscire veramente in mare aperto per osservare le megattere. Dopo due ore di ricerca, con un mare moderatamente agitato, le troviamo; non sono immobili sulla superficie dell’acqua, ma si dirigono verso nord. Il nostro skipper cerca di superarle e di lasciarci immergere nella loro direzione, ma nella profondità del mare non riusciamo a vederle, sebbene siano solo a pochi metri di distanza da noi.

Al pomeriggio ritorniamo a Nosy Be. Alcuni di noi hanno ancora il mal di mare, ma altri sono in forma e hanno voglia di esplorare le barriere coralline partendo dalla spiaggia. E ne vale davvero la pena, perché sono piene di vita e di coralli intatti.

Jan Olsen e Heiko Blesi fanno lo snorkeling sulla barriera

Direttamente dalla spiaggia si entra nell'acqua calda quasi 30 °C. Già dopo pochi metri iniziano le formazioni coralline. Se non ci fosse solo il plancton urticante.